L’importanza dell’esperienza religiosa durante l’adolescenza

Sono state resenote nei giorni scorsi le conclusioni di una ricerca sui giovani e la religione, condotta a Padovanell’ambito della missione cittadina e promossa dal settimanale diocesano “La difesa delpopolo”. Nella prima metà del 1996, è stato intervistato un campione di 748 giovani tra i 19 e i26 anni. Dalla ricerca, spiega Gianpiero Della Zuanna, è emerso che “coloro che credono inDio, che lo sentono vicino e lo pregano frequentemente, sono anche coloro che, mediamente,sono in grado di progettare a lunga scadenza e quindi realizzare i propri programmi; essi sonocapaci inoltre di relazioni comunicative aperte e, soprattutto, di assumersi responsabilità e didare un senso alle cose che fanno”.”Abbiamo riscontrato – spiega ancora Della Zuanna – che certe esperienze fatte durante i primitre-quattro lustri della vita incidono profondamente sulla religiosità di chi le ha vissute. Gliincontri significativi avuti con persone di Chiesa hanno una grande influenza sia sull’aperturareligiosa che sulla religiosità manifestata. Ciò vuol dire che le usuali iniziative rivolte dallaChiesa a fanciulli e adolescenti sono inutili o, peggio, dannose se non sono accompagnate dacontatti personali veramente significativi. Il ‘contagio’ della fede, quindi, è individuale, nonambientale. Facilmente il giudizio espresso dai giovani sull’educatore cristiano si trasmette allaChiesa che egli rappresenta. Perciò preparare educatori capaci di incontri personali autenticiresta il compito più urgente per la pastorale giovanile”.