Educare i giovani a rischiare in`positivo’: è questo l’obiettivo della Festa nazionale dei giovani lavoratori, che si terrà domani aRimini, promossa dalla Gioventù Operaia Cristiana (Gioc), in collaborazione con il Servizio Ceiper la pastorale giovanile e l’Ufficio Cei per i probemi sociali e il lavoro, sul tema “Io rischiopositivo”. L’iniziativa è stata presentata oggi, a Roma, nel corso di una conferenza stampa incui è sta illustrata anche una ricerca condotta dalla Gioc e dalla Fondazione Corazzin diVenezia su un campione di 1.790 giovani lavoratori. “Ci sono due aspetti che colpiscono – hadetto Massimiliano Colombi della Gioc – : il crescere degli infortuni e delle morti di giovani nelmondo del lavoro – 864000 casi solo nel 1996 – e, contemporaneamente, il moltiplicarsi dellecosiddette `stragi del sabato sera’. Ne risulta che i giovani vivono in un `territorio di frontiera’,in cui lavoro e vita privata sono accomunati dalla costante del rischio. Questo rischio, però, -ha osservato Colombi – può e deve essere volto in chiave positiva. E’ il caso del rischioimprenditoriale o del cosiddetto `rischio della fede’”. “La Chiesa si preoccupa dei giovani – hadetto mons. Domenico Sigalini, direttore del Servizio Cei di pastorale giovanile – non peringabbiarli in un altro `parcheggio’, quello ecclesiale, ma per entrare davvero nella loro realtà enei loro probemi. Il lavoro rappresenta uno spazio per vivere, crescere e credere: è per questiobiettivi che i giovani devono impegnarsi, rischiando, appunto, `positivo’.