Lo ha detto padre Giulio Berrettoni,del Sacro Convento di S. Francesco, intervenendo alla marcia della pace svoltasi ieri adAssisi. “Oggi – ha continuato il frate – la marcia della pace che tutti ci vede uniti è caratterizzatada un velo di tristezza: intorno a noi cumuli di macerie dicono che, nonostante le forzeavverse della natura noi abbiamo vinto perché il Signore della pace è con noi”. La tomba di S.Francesco, per padre Berrettoni, può essere il punto di partenza “per intraprendere percorsidiversi verso una nuova civiltà dell’amore”, l’unica strada “verso il terzo millennio”. Il saluto difrate Francesco, “pace e bene”, “è rivolto a ciascuno di noi per essere in prima personacostruttori artigiani di un patrimonio, la pace, che nessuno può distruggere, se non la nostraresponsabilità. E non vi è terremoto che regga di fronte ad uno dei valori più alti e più nobiliper l’umana convivenza”. “Vogliamo essere – ha concluso padre Berrettoni – un arcobalenodopo la pioggia: segno di speranza, segno di perfetta letizia, segno soprattutto di solidarietàcon chi ha perso persone care, case, arte. Da Francesco veniamo per sentire la sua parola,per sentirci confortati in un momento di particolare dolore ma anche di grande pace, di quellapace che niente e nessuno ci potrà togliere”.