Francesco Birocchi,segretario nazionale dell’Ucsi (Unione cattolica della stampa italiana) e vice-presidentedell’Associazione stampa sarda, prende le distanze dalla richiesta di “silenzio stampa”avanzata dai familiari dell’imprenditore rapito Giuseppe Soffiantini. “E’ giusto togliere l’assediodei giornalisti alla villa dei Soffiantini e lasciare lavorare gli inquirenti – afferma Birocchi – ma, difronte a fatti clamorosi, a svolte nelle indagini o comunque a notizie rilevanti, il silenzio stampanon può valere”.D’altra parte, nota ancora Birocchi, che è cronista della sede Rai di Cagliari, “proprio nel casodei rapimenti la stampa ha giocato un ruolo positivo, richiamando spesso l’attenzionedell’opinione pubblica e delle autorità su sequestri che ormai erano stati dimenticati da tutti,compresi gli inquirenti”. Il silenzio stampa sui sequestri, secondo Birocchi, “avvantaggia solo icriminali che così possono continuare ad agire indisturbati”. Per combattere la “piaga” deirapimenti, nota infine il giornalista, “non servono né il silenzio dei giornali né i blitz spettacolaridella polizia. Occorre un’attività investigativa e di intelligence compiuta sul territorio. Sononecessari investigatori e forze dell’ordine che conoscano il territorio, conoscano i pastori, lepersone sospette e le loro famiglie. Solo così si può agire efficacemente; altrimenti è comecercare un ago in un pagliaio”.