E’quanto afferma, in un’intervista che appare sul prossimo numero del settimanale diocesano”La Difesa del Popolo” di Padova, don Ugo Moretto, direttore del Centro televisivo vaticano, lastruttura istituita nell’83 e promossa, l’anno scorso, a centro di produzione e didocumentazione di tutta l’attività pontificia. Interpellato in relazione al progetto della Cei di uncanale tv via satellite, don Moretto osserva che “oggi la televisione costituisce il 90 per centodell’informazione per la gente comune. Noi pensiamo, parliamo, discutiamo di ciò che vediamoin televisione. I mass media sono il mondo in cui viviamo. E ne abbiamo avuto una provadiretta proprio in queste settimane, con i funerali di lady Diana e di madre Teresa».Secondo don Moretto, “la comunicazione può essere particolarmente utile soprattutto neiconfronti di chi non vive un’esperienza di Chiesa, diventando davvero strumento dievangelizzazione”. “Quello del Duemila sarà il primo giubileo televisivo, il primo giubileomediatico. E importante che la Chiesa italiana sensibilizzi i cattolici a questa nuovadimensione. Cristo oggi ci direbbe: `Usate la tv per capire il mondo d’oggi e per prevedere ildomani'”. Non bisogna dimenticare, però, sottolinea don Moretto che “la televisione è solo unacomunicazione di primo grado: funziona a livello parabolico. Il concerto rock a Bologna, peresempio, ha offerto degli stimoli, è stato una buona parabola: ma è insufficiente dal punto divista religioso. Non si può chiedere alla tv di essere liturgia o catechesi».