“L’Italia è il paese piùvecchio del mondo. Mentre il graduale invecchiamento della popolazione francese estatunitense permetterà ai due paesi di disporre di più tempo per adattare le strutture sanitariee sociali, noi italiani siamo i primi a trovarci di fronte alla novità assoluta di una popolazionecosì anziana senza alcun esempio che ci conforti”. Lo ha detto Antonio Golini, direttore deldipartimento di demografia dell’Università “La Sapienza” di Roma, intervenendo in questigiorni a Roma al 42° congresso internazionale della Società di gerontologia e geriatria in corsoall’Università Cattolica.L’Italia infatti, con i suoi 9 milioni di ultrasessantacinquenni e 2 milioni di ultraottantenni, è ilpaese con il più elevato numero di anziani: nella prima metà del prossimo secolo gliultraottantenni saranno 6 milioni a fronte di 1 milione di bambini tra 0 e 5 anni. Nel congresso,oltre alle caratteristiche demografiche della popolazione anziana, è stato fatto un bilancio delprogetto obiettivo tutela salute dell’anziano, avviato nel 1988. “Purtroppo i risultati non sonostati soddisfacenti – hanno denunciato i relatori -. Su 61 Asl che nel ’95 avevano istituito unservizio di assistenza domiciliare integrata, solo nel 57,3% dei casi viene condotta unavalutazione del fabbisogno clinico, ambientale, cognitivo e sociale dell’anziano. Il servizio diassistenza domiciliare integrata è partito solo in alcune Asl del nord d’Italia, l’ospedalizzazionedomiciliare è stata un fallimento, così come le residenze sanitarie assistenziali”.Uno dei pochi obiettivi raggiunti è stata la sperimentazione, in alcune Asl, del progetto”reteargento”, che attraverso l’utilizzo di uno strumento informatico permette una valutazionecomplessiva dei bisogni dell’anziano e l’elaborazione di un piano di assistenza personalizzato.