Parlando ancora all’assemblea, il cardinale Biffi ha osservato che spesso i genitori “finisconocon l’accogliere la televisione come una specie di provvido surrogato della loro azioneeducativa, la quale può disporre di momenti sempre più scarsi”. Eppure, ha sottolineato, “ilruolo della famiglia appare ad ogni osservatore assennato del tutto irrinunciabile”: “Solo dallafamiglia l’uomo desume il senso della stabilità, dell’appartenenza ad un gruppo umano, dellesue radici vitali, senza le quali vengono poste le premesse per le inevitabili future crisi dialienazione”. Ma soprattutto, ha rilevato, visto che la tv impone “un atteggiamento di passivitàe di non dialogicità”, essa “non può sostituire l’indispensabile apporto dei coetanei alla crescitaequilibrata della persona. Senza questa omogenea socializzazione sono fatalmente inagguato i guai di un invalicabile infantilismo e, insieme, di una senescenza psicologicaprecoce”,I consigli del cardinale Biffi sono duplici: ai genitori, affinché “riprendano coscienza della loroinsostituibile missione di educatori e almeno tornino ad amministrare senza debolezze le ore divita dei figli”; all”autorità pubblica, perchè “affronti con responsabilità superiore, e non con lasola attenzione agli indici di ascolto e di gradimento, i problemi dei rapporti televisione eminori”. Ai genitori, in particolare, suggerisce di avvalersi il più possibile del videoregistratoreper “restituire ad essi, almeno in parte, le facoltà decisionali ed operative nel campo deglispettacoli domestici”.