Anche se la Chiesa, secondo le ultime ricerche sociologiche, come istituzione “sta benino”, ilprete corre il rischio di vedersi svilito nel suo compito perchè la società lo accetta sempremeno come “maestro”: lo ha detto stamane, al convegno degli assistenti diocesani di AzioneCattolica presso la “Domus Mariae” di Roma, il sociologo Eugenio Zucchetti. Questi i rischiche corrono oggi i preti, ha aggiunto: essere ridotti a funzionari del terziario ecclesiastico,disperdersi in tante attività senza un centro unificatore, divenire i soccorritori dei “momentistraordinari” e per il resto vivere dimenticati, farsi prendere dalla “fretta” di vedere risultati,essere preda dell’ansia per responsabilità crescenti e incombenti, diventare specialisti ditecniche e metodologie organizzative e infine assumere una “dimensione troppo orizzontale”nei loro rapporti con i laici. Secondo un’altra relatrice, Paola Bignardi, il prete deve contribuirea rendere la “formazione” umana e cristiana meno dottrinale e più vicina all’esperienza vivadella gente. Anche mons. Giovanni Ricchiuti, rettore del seminario di Molfetta, ritiene chequesto avvicinamento al sentire popolare sia fondamentale. “Gli stessi seminaristi – haaffermato – manifestano a volte perplessità sulla valenza culturale dello studio della teologia.Occorre uno sforzo particolare per entrare in simpatia con la cultura contemporanea”. Sullosfondo del convegno, che si concluderà venerdì, c’è il “progetto culturale” proposto dalla Ceiquale occasione per collegare il Vangelo e la cultura del nostro tempo.