Mons. Ablondi: Corgnali (Fisc), “questo non è giornalismo”

Non entriamo nelmerito del presunto fatto, perché ne mancano i presupposti di veridicità. Infatti, il lettore di”Oggi” legge soltanto la versione della donna, colorata dalla narrazione giornalistica. E leggesoltanto la sicurezza del giornalista, senza che tuttavia lo stesso porti uno straccio di prova.Scrive il giornalista che la verifica è stata fatta “oltre ogni ragionevole dubbio”, ma non dicequali verifiche. Scrive che ci sono cassette di registrazione scabrose, ma non un “et” del lorovero contenuto. Dice che la donna ha riconosciuto la propria voce, ma al suo interlocutore nonsi è chiesto di riconoscere o smentire l’altra voce.Che dire? Dalla lettera del rotocalco si evince “oltre ogni ragionevole dubbio” che si è volutofare uno scoop a sfondo scandalistico. Che la signora in questione, anziché schermirsi – comelascia credere il giornalista ad inizio di articolo – non vedeva l’ora di liberarsi del suo”tormento”. E lo fa nel peggiore dei modi, aggredendo l’ignaro destinatario dei suoi rancori perun amore non corrisposto. Non occorre disturbare Freud, per capire la melassa dei sentimenti.Occorrerebbe un giornalismo che non spacci per notizia di cronaca un racconto pornografico.In questo caso va rovesciato quanto diceva Mc Luhan, “il messaggio è il mezzo”. Ladeontologia professionale qui non c’entra, non può entrarvi, perché questo non è piùgiornalismo.