La “cultura della pace” per una vita migliore.

“La pace è ormai l’unica moralepossibile in grado di accomunare in nome della vita religiosi, laici, politici e scienziati”. Lo hadetto Ganchen Rinproche, un lama guaritore tibetano intervenuto al convegno su “Cultura espiritualità”, che si conclude oggi a Pavia. Per il lama, “la ricerca della pace interiore è lapratica spirituale alla quale ciascuno di noi può dedicarsi nella vita quotidiana. Non importa sesiamo buddisti o cattolici, musulmani o ebrei: la pace è l’essenza di ogni religione e di ognitradizione spirituale, ma è anche un valore laico universalmente riconosciuto”. SecondoRinproche, “per conferire spiritualità alla nostra preziosa vita umana non occorre stare inmonastero, ma ricordare di seminare la pace in ogni momento, in ogni situazione, in ogniluogo”. Alle soglie del terzo millennio, ha detto il lama, “dobbiamo deciderci a invertire latendenza alla violenza che permea e omologa ogni le singole vite di ciascuno di noi e tutte leculture del mondo”. Mons. Giovanni Volta, vescovo di Pavia, ha sottolineato il rapporto traascolto, silenzio e parola: “Prima di appartenere a se stesso, l’uomo sa di appartenere aqualcuno di estremamente più grande: per questo il silenzio diventa il rispetto dei tempi diattesa tra parola e ascolto, una sorta di dominio di sé di fronte alla tentazione di banalizzarsinella chiacchiere. Alla luce della Parola l’uomo ascolterà allora anche le altre parole”.