Asintetizzare con uno slogan la proposta dell’Ong è stato Dan Gallin, presidente dellafondazione svizzera “Global Labour Institute”. La proposta dell’economista è: “regole per i piùforti, diritti per i più deboli”. Essa nasce dalla considerazione che “le 40 mila societàmultinazionali e le loro 200 mila sussidiarie controllano il 75 per cento di tutte le merci, i beni ei servizi che circolano nel pianeta”. Dal 1985 al 1990, inoltre, “il numero delle privatizzazioni èaumentato di 5 volte e continua a crescere”. Se, da una parte, le multinazionali “hannoimmensamente accresciuto la loro influenza nei due ultimi decenni, anche grazieall’incontrollata mobilità dei capitali”, dall’altra, ha aggiunto Gallin, si registra “il declino dellefunzioni dello Stato sia come attore economico (quindi come datore di lavoro che con leprivatizzazioni si ritira), che come regolatore della società e organismo di redistribuzione delprodotto”. La globalizzazione – ha osservato Wolfgang Sachs, presidente dell’IstitutoWupperthal – è un gioco fatto per pochi vincitori e molti perdenti”. Ma il sistema presentaanche dei punti deboli che “aprono spazi di intervento politico alla società civile organizzata”.Tra questi, l’esperto ha indicato “i limiti biofisici della terra”, che non permettono più ilproseguimento del modello attuale di produzione. Ecco perché, secondo Sachs, “la lotta allapovertà deve essere riconvertita in lotta alla ricchezza”, a partire da “un nuovo progressotecnologico che deve essere finalizzato ad alleggerire il peso della produzione e a ridurre ilconsumo ambientale”.