Lo sottolinea donElia Ferro, direttore dell’Ufficio Migrantes per la pastorale degli emigrati italiani, in vista delseminario dedicato a questo tema, che si apre domani a Roma. “Occorre riconoscere – dicedon Ferro – il posto essenziale che la presenza femminile ha occupato nel periododell’emergenza e della prima sistemazione nei Paesi di accoglienza. Un posto indispensabileper i mariti lavoratori, che avevano la loro vita assorbita dall’occupazione. Il ruolo delle donneè stato di persone ponte e di risorsa per la famiglia, ed ha reso sopportabile la condizionedell’esilio”. E oggi, prosegue il direttore dell’Ufficio Migrantes, “nella seconda fasedell’emigrazione, che vuol dire insediamento, inserimento, partecipazione, e nella qualeemergono le seconde e terze generazioni, le donne rafforzano ancor più la loro funzione diponte e risorsa, perché aprono la famiglia al quartiere, alla scuola, alla società quotidiana,insegnano a “vivere con gli altri”. Al tempo stesso sono, per figli delle nuove generazioni, lasorgente e la garanzia di una sapienza della tradizione. Due aspetti quindi diversi, di rottura econservazione, che spesso è difficile articolare e far convivere”. In quest’ottica, “senzascomodare l’esempio di madre Cabrini”, don Ferro rileva la necessità di ricordare anche tuttequelle religiose che “hanno accompagnato, seguito e sostenuto gli emigranti”. Sulla filo di unariflessione si svolgerà domani e dopodomani, nella Sala delle Conferenze internazionali delMinistero degli Affari Esteri, il seminario “Donne in emigrazione”. Un incontro organizzato dallostesso ministero e dal Consiglio Generale degli italiani all’Estero (CGIE), in collaborazione conla Commissione nazionale per la Parità e le Pari opportunità.