E’ quantochiede padre Bartolomeo Sorge, nell’editoriale dell’ultimo numero di Aggiornamenti sociali(dicembre 1997), affermando che “un più stretto rapporto di collaborazione tra le comunitàcristiane del Nord e del Sud in tema di evangelizzazione del lavoro e di impegno fattivo controla piaga della disoccupazione” sarebbe “un gesto profetico di solidarietà per l’intero Paese”. Ilgesuita mette l’accento sul “costo umano e sociale” altissimo della “piaga delladisoccupazione”, che è divenuta ormai un fenomeno “di natura strutturale” e planetaria. InEuropa, infatti, i senza lavoro sono 18 milioni (l’11 per cento della popolazione attiva), mentrein Italia sono quasi 3 milioni, pari al 12,1 per cento della popolazione attiva. Con la nascita diun “mercato finanziario globale”, spiega Sorge, “oggi è possibile produrre di più e guadagnaredi più, pur riducendo la forza lavoro occupata”, con la conseguenza che “si rafforza in misuraesorbitante il potere di pochi che dispongono in abbondanza di beni superflui, mentre aumentala massa di coloro che spesso mancano di quelli necessari”. Se si vuole, quindi, “che il lavoroumano non sia lasciato all’arbitrio del più forte”, occorre che “lo sviluppo economico siafinalizzato alla crescita integrale e solidale dell’uomo e della società”. Come? Puntando,risponde il gesuita, ad una “nuova cultura del lavoro” che affermi “la preminenza del lavoroumano sulla logica del profitto e sulla pura razionalità economica”. In secondo luogo, c’èbisogno di “ripensare il modello e il concetto stesso di impresa”, che va intesa come “una veracomunità di lavoro, che mira a conseguire il bene di tutti i suoi membri”.