“Un fatto imprevedibile contro il quale non c’è che da invocare la divina misericordia”. Cosìmons. Gaetano Bonicelli, arcivescovo di Siena- Colle Val d’Elsa-Montalcino, sul prossimonumero di “Orientamenti pastorali”, definisce il terremoto che ha colpito le popolazionidell’Umbria e delle Marche, aggiungendo che “quello che anche l’attuale terremoto ha messoin luce è la difficoltà di accettarne la logica che supera di gran lunga i singoli ma anche leistituzioni scientifiche che seguono da vicino questi fenomeni”. L’arcivescovo, in particolare, sisofferma a riflettere sul “valore simbolico in gioco negli edifici rovinati”, come case e chiese.Dalle reazioni disperate della gente, ci si è accorti che “la casa non è solo il riparo naturaledalle intemperie climatiche e nemmeno solo un albergo familiare: è un insieme di valori che siassommano un pò alla volta fino a diventare uno spessore, una ricchezza, una garanzia”. Perquesto occorre “valorizzare pastoralmente la casa”, chiedendosi “se nella pastorale teniamoabbastanza conto di questi valori aggiunti alla materialità delle situazioni, che diventanoagganci preziosi per l’evangelizzazione”. La Chiesa, fa notare mons. Bonicelli, “rappresenta lacontinuità di una tradizione e di una civiltà. Essa diventa il simbolo della comunità stessa; neesprime la fede, i valori culturali, la storia, le speranze, un pò come una casa privatacustodisce le memorie e gli affetti della famiglia”.