Migrantes: profughi curdi, chi deve vergognarsi?

“Di fronte a certi titoli a pienapagina c’è da vergognarsi di essere italiani, a meno che non si torni a guardare a quelli chehanno rimboccato le maniche; politica e ideologia non hanno ancora soffocato questo altosenso di umanità”. Lo dice padre Bruno Mioli, della Fondazione Migrantes, commentando losbarco degli 800 profughi curdi sulle coste pugliesi e le polemiche che ne sono seguìte.”Viene da chiedersi se un così spregiudicato sciacallaggio sulle disgrazie altrui, se il persisteredel lugubre mercato di carne umana, che pure appare evidente, basti da solo a dar ragione diqueste brutte avventure in mare, vere sfide alla morte – afferma padre Mioli -. O se non sia piùlogico e perfino onesto risalire a monte per individuare situazioni di disperazione che spingonoa fuggire da una vita impossibile e ad aggrapparsi in mare a un qualunque troncone, anchemalavitoso, che ti aiuti a tenerti a galla”.Padre Mioli esprime ha espresso un pensiero di “compiacimento e di gratitudine” a quegliitaliani, in divisa e civili, che hanno accolto i 796 profughi: “Non è detto che sia accoglienzadefinitiva, ma consentire che uomini, donne e bambini prendano fiato per un po’ è segno dialta civiltà e l’Italia deve compiacersene”. L’amarezza, secondo don Mioli, è invece neiconfronti di “questa Europa, che stenta a capire che situazioni come queste non sono risolvibilida un solo Paese, il più esposto, ma occorre una concertazione comunitaria; tanto più che nellosco traffico, almeno come punti di appoggio, sono implicati altri Paesi che sono dell’Unione oche aspirano ad entrarvi”.Ma è amarezza soprattutto nei confronti di “quegli speculatori della carta stampata o dei seggiin Parlamento cui non par vero che sia successo un altro fattaccio ‘classico’, dal quale siavrebbe l’ennesima conferma che l’Italia non ci sa fare, che non vuole fare, che è giàsconfessata da Schengen, che si appresta a varare una legge che aprirebbe a questa