“Occorrono unione e solidarietà.Vanno messi da parte interessi personali e calcoli di parte. Se c’è un calcolo da fare è soloquello di venire incontro innanzitutto e primariamente a chi è stato colpito dal terremoto e a chiha più bisogno”. Questo l’appello dei vescovi umbri a conclusione di un’assemblea che si èsvolta a Palazzo di Assisi nei giorni scorsi. “Ricompattiamo l’unità delle nostre comunità civili ereligiose – scrivono nel loro messaggio -, oggi purtroppo lacerate e disorientate, ricostruiamo lecase, le fabbriche e le chiese; ma prima ancora riprendiamo le nostre caratteristiche di ‘popoloumbro’, ricco di virtù umane e di forte spiritualità cristiana”.I vescovi umbri si rivolgono alla popolazione esprimendo condivisione per le difficoltàaffrontate quotidianamente: “Abbiamo ammirato la dignità e la compostezza delle vostrereazioni di fronte ai gravissimi danni inferti alle abitazioni, alle fabbriche e alle chiese, evogliamo mettere in risalto, con nostra viva consolazione, la vostra pazienza nel sopportare letribolazioni della permanenza in ricoveri inadatti ai rigori del freddo e all’impetuosità del vento”.Ma ciò che più preoccupa l’episcopato umbro è “l’insufficiente attenzione alle piccole frazionirurali”: “Non vorremmo che a questa gente, laboriosa e umile, a cui il terremoto ha già toltol’abitazione, ora progetti non adeguatamente ponderati arrivassero a toglierle anche le fontidella sussistenza, legate alla terra e agli allevamenti”.I presuli sottolineano la necessità di attivare al più presto i centri comunitari per attività sociali,culturali e religiose, perché la gente “che purtroppo dovrà vivere a lungo negli angusti moduliabitativi, avrà bisogno di luoghi per ritrovarsi e incoraggiarsi”. Oltre agli aiuti già previsti daparte della Cei e della Caritas italiana, i vescovi auspicano anche una partecipazione delleistituzioni civili per coprire gli oneri di questo progetto.