Vistoche “il grande problema della fecondazione ‘in vitro’ è il problema della morte e dello sprecodegli embrioni”, ben vengano tecniche come quelle sperimentate dal prof. Flamigni, perché”attraverso il congelamento dell’ovocita, evitano il congelamento degli embrioni”. Questo ilcommento dell’on. Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita (MpV), alla notizia -riportata oggi su un quotidiano – della nascita di Giovanni, “frutto” di un ovocita e di unospermatozoo, entrambi congelati. A febbraio, sempre grazie all’équipe del prof. CarloFlamigni, responsabile del Centro di fecondazione assistita dell’Università di Bologna, era nataElena, la prima bimba venuta al mondo grazie alla fecondazione di un ovocita congelato conuno spermatozoo microiniettato. La novità, nell’esperimento di cui si ha notizia oggi, e che èancora una volta un “record” mondiale, consiste nel fatto che anche lo spermatozoo eracongelato, perché – spiegano i medici – “al momento della microiniezione dell’ovulo femminilenon era disponibile il liquido seminale dell’altro genitore”, prelevato prima e conservato abassissima temperatura. Pur “con le riserve di fondo che restano su questo tipo diesperimento, e che sono legate alle ragioni del diritto alla vita”, ha precisato Casini, “se è veroche queste tecniche hanno la capacità di eliminare il congelamento degli embrioni, non c’èdubbio che i risultati siano positivi”. Resta, però, un problema di fondo: “Quanti embrioni – sichiede il presidente del MpV – sono stai distrutti, eliminati, sprecati o congelati per raggiungerequesto risultato?”.