Lo hadetto oggi al Sir p. Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati esteri inItalia e dei profughi della Fondazione Cei Migrantes, commentando le disposizioni delladirettiva Prodi che prevede il rientro immediato di 4.789 profughi albanesi. Secondo p. Mioli, “ècomprensibile la rigidità adottata dal nostro Governo, anche per una certa coerenza con lescelte legilsative fatte nei mesi scorsi. Tuttavia, non si deve dimenticare che quello appenatrascorso è stato un periodo di transizione, con l’approvazione della nuova leggesull’immigrazione e l’entrata in vigore degli accordi di Schengen”. Ne deriva, secondo p. Mioli,”una situazione ‘anomala’ che giustificherebbe un criterio, per così dire, ‘di larghezza’ sulrimpatrio o meno degli albanesi” secondo cui “le situazioni dovrebbero essere per lo menovalutate caso per caso”.P. Mioli giudica positivamente il fatto che la direttiva escluda dal rimpatrio i profughi incondizione di ottenere il permesso di soggiorno – per contratto di lavoro, ricongiungimento coni propri familiari o necessità di cure mediche – ma sottolinea che “restano fuori alcuni casi,come quelli dei minori, che hanno ormai iniziato la scuola nel nostro Paese o di quanti hannoin corso trattative per ottenere un lavoro ma non abbiano ancora firmato un contratto vero eproprio, appunto perchè privi finora di permesso di soggiorno”.