Inoccasione dell’assegnazione del Premio Nobel per la pace, che verrà consegnato oggi, adOslo, a Jody Williams, coordinatrice della Campagna internazionale per la messa la bandodelle mine, il Coordinamento della Campagna italiana ha reso noto un messaggio inviato alComitato del Nobel da Franca Faita, operaia della Valsella Meccanotecnica di Castendolo(Brescia).”All’inizio e per tanti anni di lavoro – scrive Faita – le mine erano dei semplici pezzi di plasticada mettere assieme. Ma quando la Campagna mi ha fatto capire che questi pezzi di plasticanon erano cose inermi, la mia coscienza si è messa in movimento: quei pezzi di plastica su cuiavevo lavorato non erano più cose qualunque, ma armi pericolose. Per noi, operaie dellaValsella, non è stato facile capire che bisognava smettere, perché questo voleva dire nonavere più stipendio né posto di lavoro. La proprietà non ha voluto riconvertire la suaproduzione e ha preferito mettere l’azienda in stato di liquidazione. Abbiamo vinto la battagliasolo a metà: le mine non le faremo più ma la riconversione non è stata raggiunta”. Eppure,Faita afferma di essere “felice del lavoro svolto a sostegno della Campagna”. “Lo rifareiancora – scrive – anche se in questo momento lavoratrici e lavoratori della Valsella sono senzastipendio da ben quattro mesi”.Faita rivolge il suo pensiero anche alle vittime delle mine: “siete sempre nei miei pensieri:cercate di comprendere che non avevamo nessuna intenzione di causarvi tanto danno e tantasofferenza”.