“Spessocapita che la comunità cristiana è attrezzata per le povertà tradizionali, ma non per quelle’nuove’, quali ad esempio le difficoltà familiari inerenti a rotture e questioni morali”: lo ha dettoal Sir la giornalista ed operatrice della Caritas di Padova, Anna Palami, commentandol’indagine svolta in città tra le 67 parrocchie per fotografare le situazioni “difficili”. “Ad esempio,delle 1258 famiglie che vengono aiutate, i nuclei con difficoltà economiche sono 658 e irestanti si trovano a vivere forme di disagio di carattere morale o relazionale, con problemi avolte più nascosti e anche più complessi della povertà materiale”. L’indagine ha messo inevidenza che dei non residenti presenti in città (11598, pari al 5,2% della popolazione) iclandestini veri e propri dovrebbero essere circa 2900. Tra le altre tipologie di persone indifficoltà considerate dalla indagine, ci sono i minori (559, di cui oltre la metà con problemifamiliari e il 44% con handicap vari), i giovani (1282 di cui 618 disoccupati, 230tossicodipendenti, 138 che si prostituiscono), gli anziani oltre i 65 anni che vivono soli (6782, dicui la metà soffre di solitudine), i poveri che bussano alle parrocchie per avere da mangiare evestirsi (circa mille cui vengono erogati 230 mila pasti annui). Ogni parrocchia mediamente haun esborso per queste categorie di poveri di circa 15 milioni l’anno. “Abbiamo individuato lesituazioni di bisogno – dice Raffaello Bonfiglioli, dell’ “Osservatorio delle povertà” – oradobbiamo capirne le cause e e prepararci a dare risposte adeguate”.