“La fraternità religiosa può essere unsegno profetico nella città politica dell’uomo e contribuisce a cambiare le strutture ingiuste edoppressive”. Lo ha detto fratello Jacques Scholte, presidente dell’Unione Conferenze EuropeeSuperiori Maggiori (Ucesm), concludendo i lavori dell’VIII assemblea generale di questoorganismo, svoltasi nei giorni scorsi a Sassone (Roma). “La fede in Cristo – si è detto nelleconclusioni – deve acuire la sensibilità per ciò che è ingiusto nella società”. Secondo i religiosi,”i mezzi di comunicazione sociale, la mobilità della gente, la globalizzazione economica,politica e sociale, ci mettono in contatto immediato da un lato con l’ingiustizia nel mondo edall’altro con la nostra impotenza a trovare delle soluzioni adeguate”. La giustizia cristiana, hafatto notare l’Ucesm, “deve andare al di là della giustizia legale e politica per ricondurre alladignità umana e alla vita coloro che sono stati emarginati da parte dell’ordinamento civile”.”Fare giustizia a Dio”, inoltre, significa dare risposte alla “ricerca inconscia di un Dio ignoto” daparte di atei e non credenti attraverso “un dialogo intelligente, comprensivo e paziente”. Tuttoquesto, nella consapevolezza delle diverse condizioni in cui versa la vita religiosa in Europa,che all’Est “si trova in una fase di ricostruzione”, mentre in Occidente “è segnata, da un lato,dall’emarginazione e dai cambiamenti prodotti dalla secolarizzazione”, dall’altrodall’invecchiamento delle comunità.