Così padre Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, commenta, sul Sir didomani, il messaggio del Papa per la prossima Giornata mondiale per la pace. Giovanni PaoloII, per Bianchi, “traduce nell’oggi, con la forza e la debolezza dell’annuncio, l’istanzatipicamente biblica ed evangelica per cui non la pace è anteposta alla giustizia, ma la giustiziaè la condizione della pace”. Per iI Papa, “la chiesa non ha il compito di dare raccomandazionipolitiche ed economiche dettagliate, di fornire soluzioni tecniche, ma ha il dovere dipronunciarsi, particolarmente nell’attuale fase di riorientamento della società e di rinnovamentodell’economia di mercato, su movimenti e cambiamenti sociali ed economici che rischiano diaggravare la situazione di povertà di chi è già povero e di creare altre forme di sperequazionee di ingiustizia”. La soluzione proposta dal Santo Padre, osserva Bianchi, è quella di “unaglobalizzazione nella solidarietà e senza marginalizzazione”, evitando che l’economia di liberomercato si risolva in una “opzione contro i poveri”. L’etica della responsabilità, secondo ilpontefice, “deve instaurare rapporti – conclude il priore di Bose – in cui il più forte compie ilprimo passo verso il più debole, il più ricco verso il più povero”.