Lo ha detto don Cesare Bissoli, preside dell’Istituto di catechetica dell’Università PonteficiaSalesiana, intervenendo oggi al Convegno nazionale dei delegati diocesani per l’ecumenismoche ha quest’anno per tema “La Bibbia nel cammino ecumenico”. Il sacerdote ha messo inguardia sulle “forme selvagge di lettura e sul consumo `usa e getta’ della Sacre Scritture”. Perquesto, “i vescovi italiani – ha aggiunto don Bissoli – hanno giustamente sottolineato lanecessità di stabilire una progetto che sia fedele alla tradizione della Chiesa, che abbia comefinalità l’incontro del fedele con la Sacra Scrittura e che sia orientata a tutto il popolo di Dio enon solo ad un gruppo elitario di lettori e specialisti”. A questo punto, il sacerdote hasottolineato il contributo che il servizio ecumenico può svolgere per aiutare il popolo di Dio acogliere nella Parola “il miracolo di comunione delle differenze”. “Graz ’97 – ha spiegatol’esperto – ha dimostrato che l’incontro con la Bibbia non vale come lingua di terra capace diunire isolotti di chiese diverse, che è un fenomeno interiore a fratelli separati, masemplicemente avvenimento che dà il via all’essere Chiesa, le cui innegabili specificazionicattoliche, evangeliche od altro sono in un certo modo occasioni di grazia per ritrovarci unicopopolo di Dio determinato dalla grazia della sua Parola”. Secondo Don Bissoli però il servizioecumenico diocesano deve sottrarsi “all’insedioso onere” di essere “il luogo della Bibbiadelegata”. “La Bibbia – ha detto don Bissoli – è pane di Dio per tutto il suo popolo. Lacomponente ecumenica è semplicemente e radicalmente memoria e profezia di ciò, resavisibile nell’incontro tra differenze ecclesiali quanto mai rimarcate, proprio per ricordare che lapotenza unificante della Parola non trova ostacolo”.