Mons. Casale e Fondazione Migrantes su rimpatrio profughi albanesi

Mons.Giuseppe Casale, arcivescovo di Foggia-Bovino, interviene in merito al rimpatrio di oltre4.000 profughi albanesi. A un anno dal loro arrivo, ricorda mons. Casale, gli albanesi “sonostati relegati in campi di fortuna dove solo alcuni funzionari di Prefettura e volontari dellaCroce Rossa e della Caritas li hanno seguiti: sono rimasti in area di parcheggio, inun’incertezza aggravata dall’avvicinarsi del decreto di rientro in patria”. Al riguardo,sottolinea mons. Casale, “bisogna sforzarsi di convincere quanti hanno concrete possibilità dirientro” e “intensificare l’opera finalizzata a ristabilire nel Paese delle Aquile un clima diserenità, che garantisca lavoro a tutti e riporti pace in tante famiglie”.Ad avviso di padre Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati esteri inItalia della Fondazione Migrantes della Cei, “il Governo ha smentito se stesso”. Mioli noncritica “i contenuti della direttiva” del Presidente del Consiglio per il rimpatrio, ma il”contrasto tra il dire e il fare”. P. Mioli ricorda che “stava per scattare una mobilitazione diforze di solidarietà per aiutare qualche albanese” a restare in Italia, procurandogli uncontratto di lavoro, cosa che “non può certo avvenire in 24 ore”.Sul rimpatrio forzato degli albanesi interviene anche mons. Armando Franco, presidentedella Caritas italiana, in un’intervista pubblicata oggi su un quotidiano nazionale. “Al punto incui si è giunti – afferma mons. Franco – il rimpatrio è necessario. Nessuno può farsi carico diun’accoglienza indiscriminata e a tempo indeterminato”.