Di Nicola: “La libertà della donna va tutelata anche sul piano del diritto”

“Lefrontiere della bioetica, oggi, sono tali che lasciare alla totale libertà del singolo le decisioni inmateria di diritto alla vita significherebbe, per lo Stato, abdicare alle sue funzioni di tutela dellacollettività”. Così Giulia Paola Di Nicola, responsabile del Centro ricerche personaliste diTeramo, commenta la motivazione della bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, delreferendum sull’aborto. Secondo la Consulta, infatti, la “totale libera disponibilità da parte delladonna”, in materia di diritto alla vita, è “inammissibile”, perché vengono coinvolti “interessicostituzionalmente rilevanti”, tra cui il diritto alla vita e alla salute, la tutela della maternità,dell’infanzia e della gioventù. “Per troppo tempo – continua Di Nicola – quella del diritto alla vitaè stata una materia al di fuori dell’ambito di diritto. Il referendum, inoltre, non puntava tantosulla difesa della donna, ad esempio nei tanti casi di difficoltà nel portare avanti la gestazione -terreno, questo, dove certamente avrebbe trovato più largo consenso – quanto su un concettodi libertà assoluta che oggi, anche in ambienti laici, viene considerato in maniera negativa”. Inaltre parole, “se un problema emerge nella società, esige anche una regolamentazione. Alivello internazionale, ad esempio, si conviene ormai che sullo statuto dell’embrione bisognalegiferare”.