Migrantes: “L’apertura agli immigrati non sia dettata solo da calcoli”

“L’apertura agli immigrati non può essere dettata solo da calcolirelativi al benessere della nostra economia”. E’ quanto afferma p. Bruno Mioli, direttoredell’Ufficio immigrati e profughi della Fondazione Cei Migrantes, commentando le parole delragioniere generale Andrea Monorchio, che prevede per il nostro Paese un fabbisogno dialmeno 50.000 immigrati all’anno che si potrebbe ingigantire sino a 150.000. “Se volessimoaggiungere – osserva p. Mioli – l’altro calcolo, quello della crescente pressione alle nostrefrontiere di aspiranti all’emigrazione, si passerebbe, a supporto di una politica migratoria, a unragionamento di carattere umanitario, solidaristico, ma ancora dai forti risvolti di ‘tornacontonazionale’. Le frontiere dello Stato, infatti, o si ha una qualche speranza di varcarle legalmenteo nasce irresistibile la voglia di scavalcarle per altre vie”.P. Mioli ricorda che i dati esposti da Monorchio non sono nuovi, fondandosi su una ricerca delMinistero del Tesoro elaborata nel 1995. “Denatalità in un trend ormai cronico einvecchiamento della popolazione coniugato con un notevole prolungarsi dell’età mediapensionistica fanno sì che la forza lavoro immigrata sia benefica, per non dire necessaria, nonsolo per i contributi pensionistici, ma anche per il prodotto interno lordo. Proiettando in avanti iltrend attuale, intorno al 2050 la popolazione italiana scenderà a 44 milioni e solo uncontingente di 8 milioni di stranieri la potrà riportare ad un livello sopportabile di 52 milioni”.Questi immigrati dovrebbero trovare sbocchi occupazionali prevalentemente “nel terziario,nella collaborazione domestica e nell’assistenza domiciliare”.