“Non è una novità assoluta, come hanno scritto i giornali parlando di ‘primo caso almondo’, ma una tecnica già sperimentata altre volte”. Un invito alla cautela nel commentare ilcaso della piccola Elena, la bimba nata in un ospedale del Veneto grazie alla fecondazioneartificiale di un ovulo congelato attraverso l’iniezione di uno spermatozoo, viene dal prof.Salvino Leone, ordinario di bioetica all’Università di Palermo. “La novità di questa tecnica -spiega ancora il professore, riferendosi alla metodologia adottata dall’équipe del prof. CarloFlamigni a Bologna, che ha seguito la madre di Elena fino al momento del parto – non è tantonel ricorso all’ovocita, che è l’equivalente del seme congelato, quanto nella sua fecondazioneda parte di un singolo spermatozoo, tramite la cosiddetta ‘iniezione intracitoplasmatica’”.Questa tecnica, secondo Leone, “possiede alcuni vantaggi, come la miglior percentuale disuccesso e il fatto che a raggiungere l’ovocita è un singolo spermatozoo, evitando la ‘lotteria’che si svolge negli altri tipi di fecondazione in vitro; ciò potrebbe permettere, in futuro, disuperare le riserve di carattere etico sulla fecondazione eterologa”. Nello stesso tempo, però,permangono alcune riserve, come il fatto che “la ‘selezione naturale’ tra gli spermatozoi, chenegli altri casi avviene automaticamente, qui viene eliminata”. In secondo luogo, poi, c’è ilrischio di “introdurre materiale genetico estraneo, che potrebbe rivelarsi in seguito portatore ditumori o di alterazioni genetiche. In altre parole, una tecnica che oggi può sembrare’rivoluzionaria’, tra qualche anno potrebbe essere abbandonata perché comporta rischi ogginon prevedibili”.