“Ancora oggi molte persone mi dicono: ‘Se vuoi fare qualcosa di utile fatti prete oppuresposati’: Questo ‘stare a metà’ non è ben capito”. Racconta così la sua vicenda esistenzialeRobin D’Souza, il primo indiano ad essere entrato in un istituto secolare (nel “Cristo Re”,fondato da Giuseppe Lazzati nel 1938), in un’intervista pubblicata nel prossimo numero di”Mondo e Missione”.”Trovo maggiore facilità a spiegare la mia condizione agli indù che ai cristiani. – affermaD’Souza – Il modo in cui cerco di vivere è apprezzato dagli indù, i quali pongono domande edesiderano capire. Alcuni cristiani, invece, tendono a inquadrare la gente in categorie piuttostoche a comprendere quel che vuoi comunicare con la tua esistenza”. D’Souza, 43 anni, vive aBombay. Dopo aver lavorato a lungo come responsabile finanziario di una grande impresa, èoggi coordinatore di una Ong che si occupa di malati di Aids. L’idea della consacrazionelaicale, spiega, è maturata lentamente. “Personalmente mi ha attratto molto la radicalità,l’appartenenza totale a Dio. – spiega – Se non avessi scelto questa vita sarei stato un monaco,perché porto dentro di me il senso della contemplazione e del silenzio. D’altra parte, sentivoanche il bisogno di dedicarmi a ciò a cui anche Dio si dedica: il mondo”. E nel mondo sono191 gli istituti di vita secolare, di cui 156 femminili, 10 maschili laicali, 17 clericali e 4 con variesuddivisioni all’interno. Complessivamente in Europa e in America sono circa 40.000 i membridi tali istituti.