Si è chiuso oggi a Roma, con il proposito di rimotivare e rilanciare l’esperienza dei preti “Fideidonum”, cioè dei preti diocesani che operano nelle missioni sparse in tutto il mondo, ilconvegno Cei “Preti per la missione”. Dal confronto tra i 700 partecipanti è emerso che spessola scelta di partire per la missione risulta “troppo clericale e individualista, coinvolge singolipresbiteri ma non non riesce a coinvolgere tutta la comunità”. Il vescovo di Novara, mons. Renato Corti, presidente della Commissione Cei per lacooperazione missionaria tra le Chiese, ha suggerito, per il prossimo anno, di porre lamissione come tema prioritario dei consigli pastorali e presbiterali diocesani. “Bisogna dareattenzione alla formazione missionaria nei seminari, durante la formazione permanente e – hadetto mons. Corti – occorre fare scelte pastorali in cui la prospettiva missionaria sia stimolo eimpegno per il cammino e la trasformazione di un’intera parrocchia”.”La missione è un impegno che va portato avanti a 360 gradi – ha detto mons. GiuseppeAndreozzi – direttore dell’Ufficio nazionale per la Cooperazione missionaria tra le Chiese – eva rilanciata in tutte le comunità diocesane. Non c’è infatti differenza tra la nuovaevangelizzazione e la ‘missio ad gentes’ che si devono arricchire a vicenda per essere il segnodell’unica Chiesa che annuncia il Vangelo”. Mons. Enzo Serenelli, direttore nazionale dellePontificie Opere Missionarie, ha auspicato che nell’assumere l’impegno missionario le diocesiabbiano “maggior intesa e prospettive comuni sia riguardo la destinazione di persone che pergli interventi caritativi”.