Il peccato, “grande assente” del mondo moderno

“Nel mondo occidentale, è venuta meno unasensibilità a livello sociologico, oltre che culturale, del peccato, che permea tutte le dimensionidel vivere civile e sociale”. Lo ha detto al Sir Angela Ales Bello, decano di filosofia allaPontificia Università Lateranense, commentando il tema del seminario “Confessarsi econfessare oggi”, organizzato dal Centro Orientamento Pastorale (Cop) a Torino dal 18 al 20febbraio prossimi. Poiché oggi, ha proseguito Bello, “si crede di risolvere il problema religiosoin termini esclusivamente personali”, la comunità cristiana deve “aiutare la gente a riscoprirel’esperienza profonda di fede come adesione vitale al messaggio di Cristo, che comportaanche l’accettazione della mediazione di tutti i sacramenti, come la confessione”. Il risultatopiù tipico del mondo post-moderno “è il relativismo: niente ha più valore in sé, perché èrimesso alla libertà insindacabile dell’individuo, che decide del valore intrinseco di ciascunatto. In questo contesto, è naturale che ci sia una scarsa attenzione alla visione non tantoetica, quanto etico-religiosa del peccato”. Il peccato, infatti, ha spiegato Bello, “in base allamentalità oggi dominante viene giustificato in quanto caratteristico della natura umana, laquale non va sottoposta ad alcun tipo di giudizio assoluto, tantomeno religioso”.