Lo dice Pierluigi Bongiovanni responsabile del Servizio Cei per la promozione del sostegnoeconomico alla Chiesa commentando quanto l’Eurispes scrive sulla destinazione dell’otto permille, nel Rapporto ’97 presentato oggi a Roma. “E’ amara considerazione constatare -afferma l’Eurispes – come la maggior parte dei ricavi venga impegnata per ‘affari interni’, vuoiper spese di gestione, vuoi per gli stipendi dei sacedroti e solamemte una minima parteinserita per progetti socialmente utili”.”E’ evidente – afferma Bongiovanni – che all’Eurispes sfugge chi sia e che cosa faccia unsacerdote. Egli infatti assolve un compito evangelico e quindi anche sociale poiché risponde aibisogni spirituali della gente oltre che a quelli materiali primari. Per questo servizio agli altri, dicui danno atto anche numerose ricerche sociali, il prete non prende uno stipendio e comunquepercepisce dall’otto per mille solo un’integrazione che gli garantisca il minimo necessario,quando altre fonti non sono sufficienti”. Ad avviso di Bongiovanni, anche all’Eurispes “forse stasfuggendo che la scelta sulla destinazione dell’otto per mille a favore della Chiesa cattolica éun’opportunità, offerta dallo Stato, per chiudere definitivamente un contenzioso lungo più dicento anni, dopo che lo Stato aveva confiscato i beni della Chiesa. Con questo strumento loStato riconosce alla Chiesa cattolica l’alta utilità sociale della sua presenza e della sua azione.Lo strumento é, in tal senso, una delle modalità concrete per favorire l’esercizio della libertàreligiosa, che non é e non può essere un ‘affare interno”.