Basta con l’ “anarchia” dei comitati etici

E’ quanto sottolinea la SocietàItaliana per la Bioetica e i Comitati Etici (Sibce), che ha organizzato per domani a Roma unincontro sul tema: “Comitati etici e libertà della ricerca”, cui seguirà un corso di formazionededicato allo stesso argomento, che si concluderà il 21 marzo. “L’istituzione dei Comitati etici -si legge in una nota del Sibce – ha rappresentato indubbiamente una svolta etica soprattuttonel campo della sperimentazione sull’uomo”: esprimendo, infatti, “un parere previo suiprotocolli di sperimentazione”, tali organismi hanno contribuito in molti Paesi ” a dare piùtrasparenza alle sperimentazioni locali”. Tuttavia, “da alcune indagini condotte in Europa èstata evidenziata una notevole diversità di questi organismi, non solo nella composizione maanche nelle metodologie e nei tempi da essi adottati per esprimere il parere”. Tutto ciò,continua la nota, “ha contribuito a dare al Comitato Etico, anche nel nostro Paese, l’immaginedi un ulteriore organismo burocratico che scoraggia la ricerca”. In Italia, in particolare, manca”qualsiasi normativa vincolante circa i presupposti per la costituzione e il funzionamento di unComitato Etico, inclusi i tempi di risposta e le tariffe da far pagare al richiedente il parere”. Unaltro elemento di confusione è dato dal fatto che “per ogni sperimentazione commissionatadall’industria farmaceutica, è necessario stabilire quante delle spese che la struttura sanitariasostiene per i pazienti assistiti sono collegate unicamente con la sperimentazione e quanteinvece rientrano nella normale assistenza dei pazienti stessi”. Il Comitato Etico, perciò, “nonpuò non considerare anche questo aspetto affinché la struttura pubblica non si trovi asostenere spese che le ditte farmaceutiche non coprono completamente con le somme chepure mettono a disposizione della struttura”.