Nel nostro paese cresce il senso di precarietà (2)

«Se dal punto di vistaeconomico i problemi sono tanti, il quadro politico non aiuta a vederci più chiaro. Certo ilpresidente del Consiglio continua ad assicurare che il governo durerà per l’intera legislatura.Ma, se questo in qualche modo autorizza a governare nella logica del medio periodo, ledecisioni risultano sostanzialmente improntate ad una rincorsa delle emergenze continue. Siparla di “interventi strutturali”, ma tutti stanno attenti a non turbare i fragilissimi equilibri delmomento. E i nodi intanto stanno venendo al pettine. In realtà, al di là di una dialettica politicasempre complessa e contraddittoria, i problemi coinvolgono l’intero sistema. In questi anni,come ha nuovamente sottolineato il Censis, presentando le riflessioni di un trentennio, prevaleun clima di “attendismo e decostruzione”. Ma questo è un modo per disperdere le energie,anziché finalizzarle, e farle competere, nel quadro di un progetto condiviso. La difficoltà daparte dell’Italia di gestire la crisi albanese, l’affannosa rincorsa dei parametri di Maastricht conil succedersi di manovre e manovrine, diventano così segnali di un problema questo sìstrutturale. Potrà il nostro Paese essere uno dei soci fondatori del nuovo equilibrio del nuovosecolo, o ne sarà una semplice appendice? Al di là di ogni velleitarismo, dobbiamo essereconsapevoli che la questione è ormai già sul tappeto. E la risposta deve essere data non tantoda Bonn o da Maastricht, ma dagli italiani stessi. Certo c’è già chi ha scommesso sullaprogressiva “decostruzione” del sistema – Italia. Ma energie e risorse non mancano nel nostropaese. La partita è complessa, la posta in gioco alta, e chiama a dare tutti, in tempi stretti,risposte chiare e credibili».