Ricci Sindoni: promuovere una bioetica ‘al femminile’

“L’8 marzo deve servireda spunto per ripensare la dimensione culturale della donna oggi”. Lo ha detto al Sir PaolaRicci Sindoni, docente di filosofia e relatrice al convegno ecclesiale di Palermo. “La donna – haaggiunto – deve recuperare la sua identità di genere, contro un appiattimento neutrale, in cuinon c’è più distinzione tra femminile e maschile. Ottenute, almeno sulla carta, le pariopportunità, si è persa la ‘differenza’, il luogo in cui la donna si riconosce per quello che è;essere donna non è un fatto casuale o, peggio, emarginante, ma una splendida opportunità.Dunque, là dove si sperimenta in maniera anche spregiudicata la vita, occorre recuperare unavisione al femminile, promuovere nella bioetica una ricerca ‘al femminile'”. A questo riguardo,Ricci Sindoni individua due prospettive: “la donna è ‘soggetto’ di bioetica, se riflette sullafilosofia della vita e stabilisce una gerarchia nei suoi stessi desideri; la donna è ‘oggetto’ dibioetica, se è considerata solo ‘utero’ per le sperimentazioni o sostegno per le argomentazionidei diversi fronti ideologici, laici e cattolici. Questa donna, tanto come soggetto che comesoggetto, rappresenta comunque una prospettiva originale per un nuovo approccio, più critico,alla questione della bioetica”. Ricci Sindoni ha anche richiamato il dibattito sulla clonazione.”Riprodurre in maniera meccanica una stessa identità – ha detto – è profondamenteinquietante: l’identità vuole infatti la differenza: non c’è vero riconoscimento di sé senzaconfronto con chi è altro da sé. E questa non è una valutazione religiosa ma semplicementeantropologica”.