Amci: non bloccare ma limitare l’accesso alle facoltà di medicina

“Occorreseguire il criterio del ‘numero chiuso’, ma in maniera diversa da quanto fatto sinora: il numerodegli iscritti ogni anno dovrà essere definito in rapporto alle borse di studio disponibili per laspecializzazione e al numero di medici che si prevede andranno in pensione quando i ragazzisi immetteranno sul mercato del lavoro”. Lo ha detto al Sir il prof. Domenico di Virgilio,presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (Amci), in relazione all’allarmedisoccupazione lanciato dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi eodontoiatri (Fnomceo). “L’Amci – ha aggiunto Di Virgilio – condivide da tempo questepreoccupazioni, per ragioni non solo economico-professionali ma anche sociali ed etiche: lafacoltà di medicina ha già di per sè una durata superiore ad altre; si terminano lespecializzazioni intorno ai 30 anni, età in cui altri ragazzi già lavorano e in alcuni casi hannocostruito una famiglia”. Secondo Di Virgilio, “esistono soluzioni alternative: esercitare laprofessione di medico scolastico; recarsi in comunità montane o in piccoli centri; indirizzarsiall’estero tramite i progetti di sviluppo delle Ong o su risposta a una chiamata diretta deigoverni locali. Ma questo non basta: di fronte a un esubero di 70-80.000 unità, questesoluzioni sono solo una goccia d’acqua nell’oceano. Solo una programmazione intelligentedell’accesso alle facoltà potrà, seppure nel lungo periodo, migliorare la situazione”.