E’ questa la domandasollevata nel corso di un convegno, svoltosi nei giorni scorsi, a Roma, sul tema del disagiogiovanile e promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. All’incontro è intervenutoanche il card. Ersilio Tonini, Arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia, che ha detto di noncondividere l’uso dell’espressione ‘disagio giovanile’. “I ragazzi – ha osservato – si trovano avivere un momento straordinario. Si pensi a quello che sta succedendo in Europa. Dopocinque secoli dominati dal principio di sovranità nazionale, oggi, gli eserciti di varie nazioni sitrovano in Bosnia, uniti per garantire la sopravvivenza di questa Nazione. Eppure, continuanonel nostro Continente “le tensioni nazionalistiche e, spesso, generano xenofobia. Le sfide,dunque, non sono finite e saranno proprio i giovani a decidere del loro esito. Occorre quindidomandarsi se sia opportuno ‘invitare’ i giovani a piagnucolare su di sé, riflettendo sulcosiddetto ‘disagio giovanile’, o se invece non sia preferibile proporre loro valori per i qualivalga la pena impegnarsi”.Secondo il giornalista Domenico Del Rio, “non c’è più un Dio ‘del Sinai’, dei comandamenti,Signore della legge morale. Al contrario, invece, l’uomo si considera unico legislatore morale.La moralità viene decisa dai sondaggi, dalle inchieste, dall’opinione pubblica e questo produceuna situazione in cui è il più generale disagio della società che si riflette sui giovani”.