Don Caniato: il carcere deve essere solo uno “strumento di legittima difesa”

Don Giorgio Caniato, ispettore generale dei cappellani delle carceri, è intervenuto al convegnoin corso a Milano su “Colpa e pena? La teologia di fronte alla questione criminale”, promossodall’Università Cattolica. “Noi uomini – ha osservato don Caniato – pensiamo che lo Stato abbiail potere di punire” in quanto lo identifichiamo con “l’assoluto: tutto controlla, tutto dipende dalui: il cittadino è al suo servizio. Gli uomini che gestiscono il potere” dello Stato “in teoria e inpratica identificano la loro autorità e le loro funzioni con quelle di Dio”. Secondo don Caniato,invece, “lo Stato vero sono i cittadini della stessa nazione, il gruppo umano che si riconoscenazione ed è il soggetto, il solo soggetto, dell’autorità civile”. In questo senso, “compito delloStato non è di dominare, di sentirsi l’assoluto, ma di amministrare in lealtà, serietà eresponsabilità un servizio: quello di regolare i rapporti delle singole persone tra loro in modotale che si realizzi il bene comune. In questa concezione, l’amministrazione della giustizia e delpenale si realizza nell’impedire le azioni negative e contrarie al bene comune”. Dunque, “ilcarcere deve essere usato solo come strumento di ‘legittima difesa’. Lo Stato non può erigersia giudice, anche perché non può valutare e conoscere la vera e profonda responsabilità ecolpevolezza delle persone”.