E’ quanto chiede p. AntonioBellusci, il parroco della comunità italo-albanese di rito bizantino cattolico di Cosenza,intervistato dal Sir sulla missione di aiuto al “paese delle aquile”. Secondo p. Bellusci,incaricato dal vescovo di Lungro di animare la parrocchia “personale” per i tanti fedeli diorigine albanese nel cosentino, la popolazione va aiutata “a maturare ed a crescerenell’amore, nella riconciliazione degli animi, infondendo una grande speranza nel futuro”. Ilpopolo albanese è frantumato tra Grecia, Kossovo (Serbia) e una forte emigrazione, cherende il piccolo stato un “boccone” al quale guardano i paesi confinanti. Secondo p. Belluscianzitutto bisogna ristabilire la fiducia tra la gente e va in questa direzione l’aiuto delle diverseorganizzazioni cattoliche presenti. “L’animo del popolo albanese non è fazioso – dice – ma pernatura aperto e tollerante”. Una critica viene portata alle modalità di accoglienza dei profughiin Italia. “Tutti gli errori commessi durante lo sbarco dei profughi nel 1991 si sonopuntualmente ripetuti”, afferma, “creando drammi e tragedie nelle famiglie. Bisogna inveceamare questa terra e la sua gente con gratuità e senza alcun interesse: è l’unica condizioneper far risorgere il popolo albanese”. Gli italo albanesi sono presenti in Calabria, Basilicata,Sicilia, Abruzzi e Puglie da oltre 500 anni e la diocesi di Lungro è stata istituita nel 1919 dapapa Benedetto XV.