“Fino ad ora, dopo il crollo del sistemapolitico della ‘repubblica proporzionale’, i cittadini in cabina elettorale hanno sostanzialmentepremiato volta per volta l’alternativa che, in quel preciso momento, era percepita come ‘menoradicale’, più rassicurante. Meno radicale era percepito quattro anni fa, a Milano, Formentinicontro Dalla Chiesa, ed anche i due opposti risultati delle elezioni politiche nel 1994 e nel 1996possono essere spiegati facendo ricorso a questo schema. Oggi, essendo un poco calata la’temperatura’ del confronto politico, a questo schema se ne potrebbe affiancare (non ancorasostituire) un altro. I cittadini sembrano ormai puntare sui fatti. Così molto del malessere neiconfronti del governo, che viene registrato dai sondaggi e trova puntuale espressione nellecontinue polemiche che lo investono, sembra ispirato proprio a questo ‘gap’, a questa distanzatra le promesse e la capacità (o possibilità) di azione. Nella società del ‘tempo reale’, vero opresunto, la politica e l’amministrazione si trovano messe alle strette. Il complesso passaggiodi questi mesi, le interminabili discussioni e le difficili scelte a lungo rinviate in ordine allariforma istituzionale ed al riordinamento strutturale dei conti pubblici, ne sono unadimostrazione esemplare”. (segue)