“Siamo convintiche la speranza sia la virtù d’obbligo per quest’ora”. Lo affermano in un messaggio inviato atutte le comunità ecclesiali europee i 250 delegati che hanno partecipato nei giorni scorsi alcongresso internazionale sulle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. “Quandoriflettiamo sulle vocazioni – si legge nel testo – il realismo dei numeri sembra riconoscerequesto tempo come un’epoca difficile per la chiesa”. Di fronte al complesso panoramaeuropeo, la speranza sembra presentarsi con due volti diversi: “in Oriente – si legge nel testo -è necessaria per accompagnare il faticoso cammino di avvio di una vera pastorale organica alservizio delle vocazioni, in un contesto non facile di ritrovata libertà; in Occidente, la speranzaè necessaria per affrontare e attraversare positivamente questa stagione che si qualifica cometempo di crisi. Essa ci fa guardare oltre con fiducia e non con animo rassegnato orinunciatario”. Ma la speranza non basta: occorre che la pastorale vocazionale diventi una”azione corale della comunità cristiana” perchè l’uomo del nostro tempo e i giovani inparticolare hanno bisogno di “verificare che il radicalismo evangelico – prosegue il testo – non èun’utopia, l’amore-agape non è un’astrazione, ma un’esperienza possibile e visibile già nelcuore di comunità pasquali, gioiose ed accoglienti”.