Nonha dubbi don Pietro Garella, direttore nazionale Migrantes per la pastorale dei Rom e Sinti, nelchiedere che i “cosiddetti zingari, siano un popolo al pari degli altri” che ha pieno titolo ancheper “essere riconosciuto Chiesa”. Don Garella, infatti, non risparmia un attacco a quellecomunità cristiane “non esenti da atteggiamenti di razzismo” e che spesso “condividonoacriticamente i pregiudizi più volgari”. Più in generale, sostiene il sacerdote, “fra le popolazioniRom, normalmente definite non senza disprezzo ‘zingari’, e le popolazioni ospitanti esiste intutti i Paesi d’Europa una situazione di grande conflitto, una tensione permanente che in certeoccasioni esplode in episodi di grave intolleranza”. Per la sua denuncia, don Garella haapprofittato dell’incontro che si è svolto a Roma della Commissione ecclesiale delle migrazionidedicato, appunto, al mondo gitano, a pochi giorni dalla beatificazione di “uno di loro”, ilmartire Zeffirino Ciménez Malla, e a poco più di un mese dall’Assemblea ecumenica di Graz.La Commissione chiede che sia superato il “clima di sistematico sospetto e di rifiuto a coglierepossibili aspetti positivi in una cultura diversa dalla propria”. Infine, l’auspicio che non “si voltipagina” dopo che per un giorno “la figura del nuovo beato ha occupato le prime pagine deigiornali”. Anche per questo uscirà una pubblicazione su Zeffirino e sulla “grande giornata”della beatificazione in Piazza San Pietro con la messa del Papa.