Lo hadetto Francesco Viola, dell’Università di Palermo, intervenendo oggi a Roma al seminario distudio su “Immigrazione e salute – questione di biogiuridica”, promosso dalla Libera UniversitàMaria Assunta e dall’Università di Tor Vergata. L’iniziativa si propone, come ha spiegatoGiuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, di “fornire il supporto dottrinario per l’elaborazionedi un parere, da parte del comitato nazionale di bioetica, sul diritto alla salute da parte degliimmigrati”.Secondo Viola, “il raggio di azione della bioetica può essere visto in modo ristretto, relativosolo alla sfera medica e della ricerca, o in maniera più ampia, in relazione allo stato dicompleto benessere psicofisico di cui ciascuno dovrebbe godere. In questo caso, la salutediventa valore morale; di questo valore, può essere giudice solo colui il cui benessere è inquestione. Se la salute appartiene agli obblighi di politica sociale, è evidente che la politicasanitaria deve relazionarsi ai bisogni di tutte le persone che vivono sul territorio di un certoPaese: il diritto individuale del singolo si fonde con l’interesse più generale della società. E, inquesto contesto, è innegabile il diritto all’assistenza sanitaria anche da parte degli extra-comunitari presenti nel nostro Paese”.