Ilvicepresidente della Cei ha ribadito oggi in una conferenza stampa quanto affermato ieri dalcard. Ruini all’Assemblea della Conferenza episcopale italiana in corso a Roma. Riferendodella metafora fatta dal vescovo di Adria-Rovigo, mons. Martino Gomiero, durante i lavori dellamattina, Tettamanzi, a proposito della burocrazia, ha parlato di una “volpe, qualche anno famolto furba, che si è trasformata in un elefante che ha prodotto una camicia di forza”. E’ inquesto ambito che i vescovi hanno affrontato il tema dell’autonomia e del federalismoripromettendosi, soprattutto, di “aiutare la gente a capire”, ad interpretare “in modo critico ilmomento che stiamo vivendo”. “L’autonomia – ha detto l’arcivescovo di Genova – non è soloun problema del Nord, ma generale”. Lo stesso Ruini, intervenendo a conclusione dellamattinata, ha precisato che esiste un problema Nord, ma che non è detto che i problemi piùgravi siano al Nord. Tra i circa 20 interventi in assemblea non sono stati pochi i vescovi chehanno ad esempio voluto richiamare l’attenzione sulla piaga della disoccupazione. Inparticolare, come ha riferito Tettamanzi, due vescovisiciliani hanno parlato di “tragedia”, dopo che il cardinale presidente, ieri, aveva definito ladisoccupazione un “dramma”. Se dunque i problemi sono comuni all’Italia intera, ilvicepresidente della Cei ha suggerito linee comuni di cammino: liberarsi dalla burocrazia;avere più coraggio e inventiva. Infatti, ha aggiunto l’arcivescovo, “il male più grave di cui soffrel’Italia è lo stare alla finestra senza scendere per strada”. Incalzato dai giornalisti, Tettamanzi ètornato sulla questione dell’autonomia parlando di “solidarietà federalistica” perché, hasottolineato con forza, “la solidarietà è la vera discriminante dell’essere cristiano, anzidell’essere uomo”. “Ma la solidarietà – ha precisato l’arcivescovo – non nega l’autonomia e ladiversificazione e non nega un altro principio della dottrina sociale della Chiesa, quello dellasussidiarietà”. Citando il Vangelo, Tettamanzi ha concluso ricordando che “non è l’uomo per ilsabato, ma il sabato per l’uomo” e trasferendo il concetto alla realtà odierna: “Non è lasoggettività sociale per lo Stato, ma lo Stato per la soggettività sociale”.