“E’ una critica ad ogni centralismo, ad ogni impalcaturaburocratica fine a se stessa, che dovrebbe fare riflettere molti, e che risponde alle piùautentiche aspirazioni di tutti i cittadini. E non è un discorso nuovo. Scaturisce da una storiapiù che secolare.In questo modo si esce da un dibattito puramente nominalista, per cui anche affermatieditorialisti si sentono smarriti cercando di catalogare i vescovi e la Chiesa tra i fautori diquesta o quella formula su cui si discute in questi giorni. In realtà il messaggio (che poi èquello della dottrina sociale) è molto chiaro. Se non si cambia la logica “statalista”, che puòessere tanto dello stato quanto di qualsiasi altro centro amministrativo, se non si”ringiovanisce” la nostra articolazione istituzionale, responsabilizzando i cittadini, le autonomielocali, le associazioni, i corpi intermedi, non possono non esplodere conflitti e contraddizioni.Ecco l’insistenza sulla famiglia, sulla scuola, sul problema della fiscalità, sul temadell’occupazione e del rilancio dell’economia e dell’imprenditorialità, sul decentramento. Isingoli capitoli del problema italiano diventano anche concreti punti per un vero rilancio. Ruiniha lucidamente riproposto la necessità di fare sintesi tra libertà e responsabilità”. (segue)