Il contributo dei 600 Centri Culturali Cattolici al progetto culturale

Si sono riunitiper la prima volta, oggi a Roma, i coordinatori regionali dei Centri culturali cattolici, una realtàche comprende in Italia poco meno di 600 piccole e grandi realtà. Portano i nomi di santi, papi,grandi pensatori e politici: si va da San Salvatore, Sant’Ambrogio e San Domenico agli ultimipontefici (Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II); da Blaise Pascal aJacques Maritain, Primo Mazzolari, Giorgio La Pira o Alcide De Gasperi. “Se il progettoculturale della Chiesa italiana raggiungerà il suo scopo – ha detto il cardinale Carlo MariaMartini – lo si dovrà per il sessanta per cento al contributo dei Centri culturali cattolici”.L’arcivescovo di Milano ha spiegato che “cattolici significa che sono costituiti ed animati dallaChiesa cattolica nelle sue varie articolazioni”, mentre “culturali evidenzia la necessità dipromuovere la cultura anche tra coloro che non credono o non vivono l’esperienza dellacomunità ecclesiale”. “La cultura umana – ha aggiunto Martini – allarga la mente e la rende piùatta a recepire il messaggio della fede: quanto più si fa circolare la cultura, tanto più si apronole menti all’ascolto della Parola”. Il cardinale ha infine indicato ai Centri culturali cattolici lapossibilità di svolgere un ruolo importante per la tutela dei beni culturali di interesse religioso:dal ripristino dei musei parrocchiali alla riorganizzazione degli archivi. Senza dimenticaresettori più tradizionali come la promozione e l’incremento delle biblioteche, di attività teatrali edi cineforum, che possono trovare nuove forme di sviluppo anche attraverso cineteche evideoteche.