Dolore e politica: il 90 per cento dei deputati si sente “frustrato”

E’ quanto emerge da una ricerca svolta dall’Università di Trento per il mensilediretto da Antonio Guidi “Angeli” che ha promosso per domani a Roma un seminario sul tema.Dall’indagine che ha finora interessato 200 deputati del Polo, Ulivo, Rifondazione Comunista eLega, emergono tre tipologie di “dolore”: il 60 per cento dei politici intervistati è affetto dallacosiddetta sindrome del “vorrei ma non posso”, lamenta cioè l’impossibilità nella pratica dipoter porre rimedio a tutti quei problemi che pensava di risolvere affrontando l’esperienzaparlamentare. Il 13per cento circa del campione invece identifica l’esistenza del dolore nellapolitica con la faticosa battaglia da fare per poter affermare i propri valori, il proprio credopolitico, le proprie idee. “Il disagio di appartenere ad una coalizione che non condivide nellamaggioranza determinati valori – ha commentato Guidi – si manifesta soprattutto in materia diaborto, bioetica, famiglia, tossicodipendenza e immigrazione”. C’è infine chi tra i deputatilamenta l’eccessiva burocratizzazione del lavoro parlamentare, il tempo cioè di latenza tra ilmomento di proposizione di una legge e la sua effettiva emanazione. I ricercatori hanno inoltrechiesto ai parlamentari quali le motivazioni del loro lavoro: “impegno e servizio” è la risposta acui hanno risposto la maggioranza dei deputati di Polo e Ulivo mentre le stesse motivazioninon hanno avuto alcuna rispondenza nei politici di Lega e Rifondazione.