Lo ha detto il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Alfredo Garsia, che, intervenendo ieri ad un seminario di studi su “L’azione della Chiesa italiana verso gli emigrati in età contemporanea”, ha sottolineato l’importanza di “fare memoria del passato. La storia dell’emigrazione italiana – ha proseguito il vescovo – dovrebbe provocare in noi un senso di riconoscenza a tanti nostri connazionali che nel mondo hanno portato e fatto conoscere l’italianità con il loro lavoro e la fedeltà ai valori comuni”. Secondo i dati del Centro Studi Emigrazioni, l’ultimo secolo ha visto un flusso di 26 milioni di connazionali all’estero, generando nel mondo un popolo di circa 50/60 milioni di persone. “Gli italiani che vivono in Italia – ha osservato mons. Garsia – sembrano oggi aver dimenticato quei valori che hanno fatto grande il nostro paese, le difficoltà a ricomporre la comunità nazionale dopo il secondo conflitto mondiale e gli sforzi per consolidarla. Conoscere la storia degli emigrati italiani può allora aiutare il nostro paese a ritrovare maggiore compatezza: oltre frontiera, gli italiani vivono insieme, gente del nord e del sud, accumunati dalla stessa origine. Tanti di loro hanno vissuto situazioni di estrema povertà, ma hanno guardato sempre con speranza al loro avvenire. Oggi questi emigrati ricordano l’Italia con amore e nostalgia. Forse dovremmo anche noi riscoprire lo stesso amore per il nostro paese”.