“Incertezza e confusione sulla sorte degli albanesi nel nostro Paese, nonostante la molteplicità delle disposizioni emanate”. E’ quanto si legge in un articolo sull’ultimo numero dell’Agenzia Migranti-Press a cura della Fondazione Cei Migrantes. Nell’articolo ci si chiede “che cosa sarà degli albanesi ancora raccolti nei campi profughi o dispersi con o senza autorizzazione delle Questure in ogni parte d’Italia, al fatidico scadere dei tre mesi di accoglienza stabiliti dal decreto 60/97”. Migrantes, che partecipa al ‘Comitato per il coordinamento delle attività di assistenza ai cittadini extra-comunitari provenienti dall’Albania’, denuncia alcune disfunzioni ed offre suggerimenti. “Risulta – riporta Migrantipress – che le direttive ministeriali non siano tempestivamente ricevute o comunque recepite dalle Questure; dichiarazioni di massime autorità del Governo hanno confermato che per il rimpatrio verranno rispettati i modi ed i tempi stabiliti dalla legge, mentre al Ministero dell’Interno viene data per scontata la possibilità di prolungare per altri mesi il soggiorno: infatti, non pare che in Albania sia tornata ovunque una condizione di normalità che renda sicuro il rientro; e, comunque, organizzare questa operazione di ritorno esige un tempo notevole. Inoltre, le associazioni disponibili a svolgere, soprattutto in favore dei minori, programmi a carattere sociale, educativo, ricreativo, di animazione e sostegno, hanno urgente bisogno di sapere quando possono iniziare e per quanto tempo proseguire questi interventi”. Per discutere questi temi, Migrantes promuove il 16 giugno, a Roma, una ‘Giornata di verifica e di approfondimento’ destinata alle associazioni diocesane già impegnate nell’assistenza in Italia o in Albania.