Intervenendo oggi a Roma alla presentazione del libro “Il quinto sigillo” di Nicola Bux, il card. Joseph Ratzinger ha ricordato che “non c’é cristianesimo senza martirio così come non cè possibilità di sviluppo senza sacrificio”. E questo vale anche per il “primato nella Chiesa, come hanno testimoniato Pietro e Paolo”.Il Prefetto della Congregzaione per la dottrina della fede ha proposto queste considerazioni nel suo intervento sull’unità dei cristiani ricordando che anche se “oggi é largamente diffusa l’idea della conciliarità”, cioé “l’idea di una verità che scaturirebbe dalla concordandanza delle Chiese locali”, va ribadito che “la Chiesa universale non può essere la somma delle Chiese particolari perché é la Chiesa universale che precede le Chiese particolari e le genera. Le Chiese sorelle esistono solo se c’é una Chiesa madre”.In ogni caso, ha aggiunto il cardinale, ricordando la storia dei Concili, “la conciliarità non é la forma migliore di primato, come è dimostrato chiaramente dal fallimento della Pentarchia, l’unità dei Patriarcati maggiori. Alessandria, Antiochia e Gerusalemme si sono infatti separate dalla Chiesa greca nel 451 durante il Concilio di Calcedonia, mentre Roma e Costantinopoli si sono divise nel 1054”.Bisogna approfondire la concezione martirologica del primato, ha aggiunto Ratzinger, anche perché esso si fonda sulla “teologia della Croce e non su quella della liberazione”.”Il primato – ha aggiunto Jean Claude Perisset, segretario aggiunto del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani – favorisce l’unità perchè le aspirazioni ecumeniche si confrontano nella ricerca della Chiesa Madre, nella pienezza dell comunione ecclesiale”.