“In realtà la crisidegli Stati di impianto ottocentesco, accentratori, capaci di drenare oltre il 50% delle risorse diuna nazione, è evidente da diversi anni. L’alternativa non è, come vorrebbero alcuni, ricrearequesto modello in piccolo, a misura di etnia, ma superarlo definitivamente. Per questo ilprogetto dell’Eta è anacronistico. E lo è pure quello di chi teorizza improbabili secessioni comequella della Padania, per riprodurre vecchie e superate dinamiche centralistiche, solo a scalaterritoriale più limitata. Il vero punto è riuscire ad applicare il principio di sussidiarietà ed ilvalore delle autonomie. Si tratta di liberare le energie, valorizzare il contributo di tutte leformazioni sociali ed istituzionali, e non comprimerle con la centralizzazione amministrativa epolitica. Occorre cambiare la logica della struttura dello Stato. Certo molte strutturecentralizzate sono restie a mollare antichi privilegi o rendite di posizione. Ma proprio l’esempiospagnolo dimostra che il pragmatico leader catalano Pujol ha ottenuto molto di più dellaviolenza disperata teorizzata dall’Eta o coperta dal suo braccio politico Herri Batasuna. Inrealtà le scelte per la struttura istituzionale nel mondo di oggi sono sempre più dettate damotivazioni concrete, dal rapporto costi – benefici, e non dalle ideologie. Il World DevelopmentReport della Banca Mondiale per il 1997 invita a ‘ripristinare lo Stato in tutto il mondo’. Ed afarlo con equilibrio: ‘la sfida per gli Stati non è quella di contrarsi fino a diventare insignificanti,ma di essere più efficaci nel loro intervento’, valorizzando e salvaguardando la possibilità diiniziativa di altri soggetti istituzionali, pubblici e privati.